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	<title>Il Software Libero tra Usi, Pratiche e Politiche</title>
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	<description>Blog dei e delle partecipanti al seminario di credito dall&#039;omonimo titolo</description>
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		<title>The cultural signficance of free software: &#8221; Two bits&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 10:29:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C. Kelty in his book &#8220;Two bits The cultural significance of free software&#8221; examines the emotional, ideological, cultural and motivational  fundamentals and constructors of free software, at personal and organizational, common ground level. He uses the concept of &#8220;geeks&#8221; and &#8220;recursive public&#8221; in order to explain the essence of the free software organizing and [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=269&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>C. Kelty in his book &#8220;Two bits The cultural significance of free software&#8221; examines the emotional, ideological, cultural and motivational  fundamentals and constructors of free software, at personal and organizational, common ground level. He uses the concept of &#8220;geeks&#8221; and &#8220;recursive public&#8221; in order to explain the essence of the free software organizing and functioning, accenting that &#8220;recursive public&#8221; is a concept, a concept of participatory public, not a thing. The author concentrates on differentiating Internet and the free software, scrutinizing &#8220;the historical context of changing relations of power and knowledge&#8221; . By using many examples and stories from his and geek&#8217;s real life and experience he penetrates deeply into the psychology and the history of the free software showing how free software and internet opportunities change the personal aspirations and trajectories of all the people engaged.  In this way the work of Kelty is unique.</p>
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		<title>Commento finale. Francesco Peretti</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:33:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[22.12.2009 Francesco Peretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il seminario si è svolto in una formula dinamica e con una base bibliografica eterogenea e affascinante. Ogni autore trattato infatti proviene da un settore specifico e per formazione dà alla letteratura di genere con un contributo notevole. In campo antropologico il Kelty analizza il principio fondativo del free software, il &#8216;pubblico ricorsivo&#8217;, i geeks, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=268&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il seminario si è svolto in una formula dinamica e con una base bibliografica eterogenea e affascinante. Ogni autore trattato infatti proviene da un settore specifico e per formazione dà alla letteratura di genere con un contributo notevole. In campo antropologico il Kelty analizza il principio fondativo del free software, il &#8216;pubblico ricorsivo&#8217;, i geeks, capaci di aver creato un sistema disinibito e pionieristico per la tutt&#8217;altro che ovvia ragione di averlo considerato al di fuori di logiche contemporanee di mercato e organizzazione. Il Weber adotta invece una visione d&#8217;insieme concependo socialmente il fenomeno del free software, esso è solo una fase di un processo che avrà senz&#8217;altro degli sviluppi futuri nella categorizzazione dell&#8217;etica delle società sviluppate.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;analisi del Berry, esso parte da una riformulazione categoriale per tentare di comprendere l&#8217;open source nelle sue caratteristiche organizzative ed economiche. La speculazione sulla proprietà è un aspetto che tale fenomeno sta letteralmente scalzando, e che verosimilmente dovrà essere riconsiderato se la sua portata continuerà ad espandersi in tutte le discipline culturali. Anche il Benkler sente l&#8217;esigenza di stilare una personale classificazione categoriale che possa inquadrare anche uno sviluppo nella storia del diritto proprietario, concludendo anch&#8217;egli che la potenzialità insita al processo capillare di diffusione delle pratiche di compartecipazione determinerà un cambiamento strutturale non solo nelle pratiche culturali.<br />
Queste analisi sottolineano tutte l&#8217;esigenza di ragionare in termini nuovi per tentare di afferrare il significato di un fenomeno che velocemente, magari per molti ancora silenziosamente, e comunque profondamente in conflitto con molte pratiche istituzionali, sta servendosi di supporti tecnologici all&#8217;avanguardia, per costruire qualcosa di altrettanto all&#8217;avanguardia. Le basi di quest&#8217;avanguardia hanno in realtà radici assai lontane nelle pratiche umane. Ciò che possiamo comprendere a grandi linee è che la realtà non è data, ma viene forgiata da chi è attivamente coinvolto nei processi di cambiamento. Se da questo fenomeno apparentemente marginale si riuscirà a proporre qualcosa che  potrà servire all&#8217;uomo per modificare gli strumenti e addirittura i fini delle sue azioni, potremo dire in futuro di aver assistito a una rivoluzione epocale, consapevoli o no.</p>
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		<title>&#8216;Two bits&#8217;. Christopher Kelty</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:31:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[22.12.2009 Francesco Peretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Kelty la cultura è un &#8217;sistema di sperimentazione&#8217; che investe tutti gli ambiti relazionali umani. In questo frangente storico il free software presenta delle peculiarità che lo distinguono nettamente da altre pratiche sperimentative. É una vera e propria pratica culturale, che investe su diversi campi: dalle scienze alla politica, nel dibattito. Il suo valore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=267&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per Kelty la cultura è un &#8217;sistema di sperimentazione&#8217; che investe tutti gli ambiti relazionali umani. In questo frangente storico il free software presenta delle peculiarità che lo distinguono nettamente da altre pratiche sperimentative. É una vera e propria pratica culturale, che investe su diversi campi: dalle scienze alla politica, nel dibattito. Il suo valore aggiunto è un generale riorientamento del sapere e quindi del potere &#8211; non solo al suo interno.<br />
A seconda dei livelli di coinvolgimento a questo sistema infatti, i problemi da affrontare investono la creazione, l&#8217;organizzazione, il confronto.<br />
Dopo aver definito la cultura, Kelty enuncia il concetto di &#8216;pubblico ricorsivo&#8217;, una delle basi su cui si sviluppa il free software. Infatti, la collettiva collaborazione dei partecipanti, un pubblico indipendente e rilevante decisionalmente, determina quale sia lo sviluppo che questo sistema sta vivendo. Per Kelty questa è una forma di democrazia radicale e nuova.<br />
Internet sembra il filo conduttore, l&#8217;ambiente dello sviluppo culturale del sistema, ma in realtà Internet è così grazie al free software. Essi restano tuttavia dei sistemi che pur influenzandosi tra di loro, affrontano dei cambiamenti asimmetrici.<br />
Le domande poste dal testo hanno una connotazione etnografica: perché i geeks, gli elementi di questo pubblico, si associano tra di loro? Come affrontano i geeks problemi di  costruzione, modifica, mantenimento di software, network, strumenti legali necessari per questa associazione?<br />
Le pratiche di Free Software effettivamente sono flessibili e stanno addirittura influenzando svariati campi di interazione, lontani dalla programmazione, in relazione al riorientamento di potere e conoscenza, almeno dagli ultimi trent&#8217;anni. La base di questo riorientamento  è soprattutto culturale. Ed è funzionale: il pubblico ricorsivo ne è l&#8217;agente costituente. I suoi punti di forza assicurano un&#8217;indipendenza individuale, fondamentale per la diversificazione dei contributi, e globale, necessaria per la loro forma associativa in relazione al sistema economico e legislativo attuale.<br />
Ma durante l&#8217;analisi di questo gruppo si devono considerare dei problemi metodologici: come ponderare l&#8217;importanza e il rapporto tra il software libero e Internet? Come stabilire intersettorialmente questo pubblico, scartando le inadeguate categorie socio-economiche contemporanee? Effettivamente il problema è che i geeks non fondano le loro azioni su un&#8217;ideologia, ma creano dalle loro esigenze una struttura codificata di formule strumentali, comprendenti discipline che solo agli occhi della specializzazione possono risultare estremamente vischiose e difficilmente inquadrabili in una visione d&#8217;insieme. Questa struttura praticamente è la base su cui sussistono ed è la base su cui sussiste il loro risultato: Internet. Le decisioni che essi devono prendere per far si che Internet viva sono quindi contemporaneamente morali e tecniche. Niente a che vedere con i fini che le istituzioni &#8216;vecchio stampo&#8217; hanno a riguardo in questo settore: interessi di profitto, sicurezza, controllo, ecc&#8230;<br />
Questo aspetto per Kelty è il vero fenomeno scatenante il &#8216;riorientamento del potere e della conoscenza&#8217;, basato su due aspetti strutturali: l&#8217;accessibilità e la modificabilità. Tramite queste possibilità si riformulano completamente le proprietà dei beni culturali: la finitezza contro la continua riformulazione del bene, per un risultato sempre più adatto ai propri interessi, che sommati danno gli interessi di tutti, e non di pochi.<br />
In fine Kelty affronta l&#8217;aspetto dal punto di vista storico-sociale. Cita alcuni tra i maggiori progetti e aspetti a cui lui stesso si è affidato per spiegare questo pubblico ricorsivo: la Creative Commons e la Connexions; i prodotti culturali che hanno assunto miriadi di forme e utilizzi, dagli effetti speciali dei film agli utilizzi governativi e istituzionali, la questione dell&#8217;esistenza e l&#8217;ontologia delle norme di produzione, utilizzo, proprietà; la &#8216;torrentizzazione&#8217; della pratica opensource a miriadi di ambiti almeno dal 2000 in poi. Il pubblico ricorsivo è da considerarsi esistente quando appare evidente che questi fattori necessitano la massima condivisione, l&#8217;esaminazione aperta, la collaborazione nel monitoraggio.<br />
Nell&#8217;analisi antropologica di Kelty, che tratta la sua disciplina come un &#8216;raccoglitore epistemologico&#8217;, il geek è un elemento estremamente diversificato, sempre alla scoperta, in linea di massima un attore il cui contributo dimostra disincanto e pragmatismo. I casi da lui affrontati hanno un aspetto tuttavia parzialmente rilevante. Le storie raccolte sono estremamente peculiari e soggettive, ma anche questo fa parte della &#8216;ricerca sul campo&#8217; antropologica.<br />
Kelty non si risparmia dal domandarsi se le analisi precedenti e contemporanee alla sua riescano a cogliere il carattere innovativo dell&#8217;ambito, continuando a trattarlo con categorie poco adatte, prosecutrici di vecchie strutture d&#8217;analisi, quali la democratizzazione della cultura o lo scontro politico. Sarà possibile un cambiamento sostanziale scaturito dal contributo di questo pubblico nella società contemporanea, basante la propria etica su impianti ideologici spesso necessariamente retrogradi? </p>
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		<title>&#8216;The success of Open Source&#8217;. Steven Weber</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:27:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[22.12.2009 Francesco Peretti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;introduzione del libro di S. Weber, &#8216;The success of Open Source&#8217;, dà delle anticipazioni degli aspetti affrontati al suo interno. Il compito di fondo è stabilire quanto effettivamente un fenomeno come il software libero venga alterato dalle regolamentazioni vigenti, dalla società in genere, e quanto questo stia invece facendo la stessa cosa dal verso opposto.
Il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=266&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;introduzione del libro di S. Weber, &#8216;The success of Open Source&#8217;, dà delle anticipazioni degli aspetti affrontati al suo interno. Il compito di fondo è stabilire quanto effettivamente un fenomeno come il software libero venga alterato dalle regolamentazioni vigenti, dalla società in genere, e quanto questo stia invece facendo la stessa cosa dal verso opposto.<br />
Il software libero ad esempio basa la sua configurazione sul diritto di inclusione e distribuzione, al contrario dei diritti proprietari di beni culturali tradizionali, basati sull&#8217;esclusione.<br />
Il punto saliente è che il Floss si basa su dei principi di spartizione e collaborazione che possono essere considerati in una vera e propria storia politica e sociale. Esistono infatti gruppi di programmatori che grazie alle innovazioni tecnologiche delle telecomunicazioni nell&#8217;ambito informatico, riescono a sviluppare dei sofisticati software riuscendo a gestire dei problemi che fino ad ora si pensava solo l&#8217;impresa capitalistica gerarchizzata riuscisse ad affrontare.  Questi problemi sono l&#8217;organizzazione &#8211; gerarchizzata a suo modo anche tra i programmatori &#8216;free&#8217;- delle diversificate sfere di competenza, l&#8217;assenza di compensi realizzati direttamente dall&#8217;attività svolta, i principi anche di carattere morale e sociale.<br />
Nella definizione di software libero infatti non è descritta la distribuzione gratuita &#8211; spesso infatti il software è da pagare, bensì l&#8217;utilizzo non protezionista ed esclusivo. Come nel diritto di libertà di parola, la costruzione del software è partecipativa e inclusiva.<br />
Un interessante spunto sul futuro che spiega le implicazioni dell&#8217;ambito, e non tanto le strutture su cui al momento sta agendo, è che esso ha in potenza la carica di poter determinare l&#8217;andamento della tecnologia e dell&#8217;economia che la sviluppa. Se sono le idee a portare avanti le rivoluzioni tecnologiche, e non i supporti fisici, poco importa se il tale software libero incappi in vicissitudini, la ricombinazione dei suoi caratteri avrà già fornito nuove idee e nuove strutture che segneranno il passo del tempo che stanno vivendo.  Potremmo stabilire infatti che l&#8217;ambiente ottimale di supporto a questa rivoluzione è la rete, già in larga parte gestita da programmi opensource. Ed è tacito che i fenomeni legati ad essa rappresentino uno degli scenari più in fermento degli ultimi tempi. Basti pensare che la prima grande bolla finanziaria, esplosa a cavallo del nuovo millennio, si basava proprio sull&#8217;eccessiva fiducia che i mercati avevano precocemente affidato ai beni legati al mondo della e-economy. Si sta lentamente costruendo un immaginario collettivo sull&#8217;opensource che lo vedrebbe come l&#8217;ultimissimo movimento sociale in grado di scalzare addirittura le strutture obsolete del capitalismo del diciannovesimo secolo. Esso infatti ragiona su logiche esterne ai confini delle gerarchie e dei meccanismi di mercato. Il &#8216;capitale umano&#8217; mobilitato è infatti in grado di assolvere a tutti i compiti che fanno sì che la struttura del Floss in genere regga, contrariamente ai principi economici classici.<br />
Il processo dell&#8217;opensurce resta tuttora una scommessa sull&#8217;idea che più che la struttura della tecnologia, conta il processo formativo con cui ci si arriva. I programmatori che ne fanno parte infatti sono i primi a voler intraprendere tutta una serie di problemi logistici che tendono al miglioramento sistematico di tali processi, al di là delle strutture preimpostate. Quindi attenzione al &#8216;design&#8217;. Le idee al centro di un processo di creazione di esperimenti &#8216;istituzionali&#8217;. Anche contro qualsiasi critica che si appelli ai modelli già esistenti, alla fattibilità, al rischio.<br />
Altro concetto fondamentale è che questo processo d&#8217;innovazione ha una base di natura collaborativa che riguarda lo sviluppo di un bene estremamente sofisticato. Come non pensare a un sistema che calzi il più possibile alle esigenze di un fenomeno così innovativo e particolare? Sarà possibile basare un sistema economico sul diritto di distribuzione? Con quali caratteristiche? Sarà adattabile anche ad altri settori di produzione?  </p>
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		<title>Commento Finale (Luca Zambelli)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 21:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucazamb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il seminario ha a mio parere raggiunto l&#8217;obbiettivo di essere occasione di confronto e approfondimento sui temi del FreeLiberOpenSourceSoftware.  I partecipanti avevano diverse conoscenze di base sul tema, ma questo aspetto ha forse reso più ricco il corso permettendo un confronto più sfaccettato sul tema.
La scelta di dare diverse letture e raccogliere i commenti specifici [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=244&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Il seminario ha a mio parere raggiunto l&#8217;obbiettivo di essere occasione di confronto e approfondimento sui temi del FreeLiberOpenSourceSoftware.  I partecipanti avevano diverse conoscenze di base sul tema, ma questo aspetto ha forse reso più ricco il corso permettendo un confronto più sfaccettato sul tema.</p>
<p style="text-align:justify;">La scelta di dare diverse letture e raccogliere i commenti specifici attraverso il blog è risultata funzionale ad un appropriazione dei contenuti. Forse il blog non era lo strumento ideale se si voleva stimolare un confronto tra i partecipanti anche via internet. I post infatti sono stati spesso vicini ad essere dei riassunti dei testi, più che dei commenti. Questo ha reso meno affascinante l&#8217;idea di leggere i post degli altri partecipanti del seminario. D&#8217;altra parte al confronto sui contenuti è stato dato ampio spazio in aula, e le attività pratiche che sono state proposte hanno favorito una discussione critica al riguardo a partire dall&#8217;esperienza.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo sviluppo degli AICTs ha portato non solo alla nascita di un nuovi prodotti, ma anche ad una trasformazione delle caratteristiche di alcuni prodotti esistenti in precedenza. Questa trasformazione è particolarmente evidente</p>
<p style="text-align:justify;">A livello personale ho trovato piuttosto interessante vedere come il FLOSS si muova in un ambito sostanzialmente nuovo. Proprio per le caratteristiche tecniche dell&#8217;AICTs la situazione attuale pone delle questioni che l&#8217;uomo non si era trovato ad affrontare in precedenza. L&#8217;azzeramento dei costi diretti di diffusione delle informazioni, rende problematico il tema di diffusione delle conoscenze. La tutela del diritto d&#8217;autore attraverso un&#8217;eslusione dalla conoscenza dei beni propone nuovamente una visione esoterica della conoscenza e della scienza, che sembra contrastare con i valori di una società che cerca di presentarsi come società della conoscenza. Il diffondersi di un&#8217;istruzione ad ampi strati della popolazione, la possibilità tecnica di entrare in contatto in diversi contesti con la tecnologia, e quindi con reti di comunicazione allarga indefinitivamente il numero di persone che riescono ad accedere, comprendere e a rielaboare le nuove conoscenze. Ma d&#8217;altra parte è difficile poter sostenere di chi sia la paternità/maternità di una certa &#8220;scoperta&#8221; essendo questa il frutto di conoscenze pregresse. Personalmente mi trovo abbastanza d&#8217;accordo con il prof. Hakken che sostiene che <em>Intellectual Propriety is an oxymoron</em>. A meno ce non si specifichi a che genere di proprietà ci andiamo riferendo. In questo senso è stato interessante il testo di Berry, che proponendo una tipologia di proprietà secondo il diritto romano ci ha permesso di comprendere la vasta polisemia di un termine comunemente molto usato, forse con poca cognizione. Se accettiamo l&#8217;idea che la conoscenza e la scienza siano dei beni border-line tra un concetto di res-pubblica e una res universitatis l&#8217;idea di Intellectual Propriety può essere accettato come principio di apertura della conoscenza, non di chiusura. L&#8217;unico filtro sono dei meccanismi che consentano di scongiurare un relativismo dovuto ad un relativismo assoluto, che nell&#8217;ambito del software significherebbe una incompatibilità dei diversi sistemi tra loro. In tal senso sembra essere abbastanza efficace il sistema di controllo reciproco adottato comunemente in rete da parte degli appartenenti a quello che Kerry definisce <em>pubblico ricorsivo</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanti si avvicinano al mondo computer strettamente nelle vesti di consumatori, l&#8217;utilizzo di un software o dell&#8217;altro è unicamente dovuto alla posizione di mercato dominante, ovvero al sistema operativo, e ai software che trovano nel computer al momento dell&#8217;acquisto. L&#8217;utilizzo di FLOSS porta a relazionarsi con il mondo software; ovvero ad essere utenti, non necessariamente passivi. È infatti un modo di utilizzare il software che prevede diversi canali di interazione reciproca tra l&#8217;utilizzatore e lo sviluppatore del software. Non solo è possibile utilizzare il programma, ma è possibile contattare più o meno direttamente il programmatore, è possibile suggerire soluzioni alternative, segnalare errori o sviluppare se se ne hanno le capacità parti del programma. Da quanto abbiamo potuto vedere con le esercitazioni l&#8217;utilizzo di FLOSS porta ad un modo di relazionarsi con il mondo software meno passivo. Per come vengono presentati i lavori nel mondo FLOSS l&#8217;utente è, più o meno, accompagnato ad una presa di coscienza del funzionamento del software. Inizia quindi a veder il computer non più come una scatola nera dal funzionamento misterioso, ma come qualcosa di intelligibile, la cui comprensione richiede un lavoro per acquisire delle conoscenze, ma alla portata.</p>
<p style="text-align:justify;">Certamente quanto abbiamo visto durante il seminario mostra come approccio FLOS sia abbastanza convincente per quanto riguarda lo sviluppo del software, anche sotto l&#8217;aspetto di sostenibilità economica. Per quanto riguarda altri ambiti risulta invece più complesso immaginare un modo in cui gli interessi degli <em>inventori</em> e quelli della diffusione della conoscenza trovino una dimensione di reciproco vantaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo seminario è stato utile per avviare una riflessione su questi temi, proponendo un analisi dello stesso multidisciplinare.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="wrtranslator-translate" style="left:383px;top:-27px;text-align:justify;"><a href="http://www.wordreference.com/enit/invece%20#Otbl" target="_blank">ciccio<br />
</a></div>
<p style="text-align:justify;">
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/244/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=244&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Some Basic Economics of Information Production and Innovation, (Luca Zambelli)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucazamb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Con lo sviluppo di internet il costo di diffusione delle informazioni si è pressoché azzerato. Vi è un costo di individuazione, formalizzazione, ma il costo di diffusione è difficilmente quantificabile, se non nei termini di una riduzione dei profitti dell&#8217;azienda per lo sfruttamento privilegiato di nuove conoscenze. Per questa ragione sono in corso diverse riflessioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=232&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Con lo sviluppo di internet il costo di diffusione delle informazioni si è pressoché azzerato. Vi è un costo di individuazione, formalizzazione, ma il costo di diffusione è difficilmente quantificabile, se non nei termini di una riduzione dei profitti dell&#8217;azienda per lo sfruttamento privilegiato di nuove conoscenze. Per questa ragione sono in corso diverse riflessioni etiche su quale diffusione debbano e possano avere quelle le scoperte scientifiche, dal momento in cui sono beni che non hanno carattere di escludibilità. L&#8217;autore in questo capitolo mette in discussione il modello economico che prevede una correlazione positiva tra tutela del diritto d&#8217;autore e aumento dei profitti delle aziende innovatrici, o aumento delle produzioni innovatrici.</p>
<p>La protezione dei brevetti comporta un aumento dei costi da sostenere da parte delle imprese innovatrici, per accedere alle conoscenze esistenti,  maggiore dei ricavi sviluppati a partire dai brevetti di cui sono titolari.</p>
<p>L&#8217;autore propone una tipologia per distinguere diversi modelli di minimizzazione dei costi o di acquisizione di benefici da parte delle imprese.</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="100%">
<col width="64*"></col>
<col width="64*"></col>
<col width="64*"></col>
<col width="64*"></col>
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="25%">Minimizzazione dei costi / Acquisizione dei benefici</td>
<td width="25%">Dominio pubblico</td>
<td width="25%">Intrafirma</td>
<td width="25%">Condivisione</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="25%">Diritto basato sull&#8217;esclusione</td>
<td width="25%">Massimizzatori romantici (autori, compositori)</td>
<td width="25%">Topolino, (Disney compra gli output dei massimizztori romantici 			e ne ricava profitto vendendo lavori derivati)</td>
<td width="25%">RCA (Piccoli gruppi di compagnie che detengono numerosi 			brevetti)</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="25%">Non esclusività- Mercato</td>
<td width="25%">Legislatori scolastici (scrivono articoli per attirare clienti)</td>
<td width="25%">Know-how (Firme che hanno economiche o migliori produzioni 			grazie alle loro ricerche)</td>
<td width="25%">Reti di apprendimento (Condivisione di informazioni con 			organizzazioni simili, profitto derivato dall&#8217;accesso veloce alle 			informazioni)</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="25%">Non esclusività- Non mercato</td>
<td width="25%">Joe Einstein (Diffusione di informazioni gratuitamente per 			averne un ritorno di status)</td>
<td width="25%">Los Alamos (condivisione al proprio interno di informazioni 			interne, situazioni in cui si dipende dalla conoscenza di 			informazioni interne alla società per produrre beni di valore)</td>
<td width="25%">Reti di condivisione limitate (condivisione di paper con un 			piccolo numero di colleghi per avere commenti in modo da 			migliorarlo prima di pubblicarlo)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>In questo articolo l&#8217;analisi economica evidenzia come ad una limitazione della condivisione delle informazioni sia legato un aumento dei costi da sostenere da parte delle aziende che lavorano sull&#8217;innovazione.</p>
<p>Non è esplicitato bene come questo aumento dei costi sia rilevante per alcuni tipi di produzione, e sia molto ridotto per altri.</p>
<p>In altre parole adottare delle politiche di tutela del diritto d&#8217;autore,  o meglio, di un diritto d&#8217;autore basato sull&#8217;esclusione dalla conoscenza danneggia un certo tipo di produzione favorendone un altro. Nel testo viene proposto invece come comunque dannoso.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/232/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=232&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Commento Finale</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 00:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fsrafaello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo seminario mi ha proporzionato la opportunità di avere contatto con un tema discusso nel mondo dell&#8217;informatica attualmente, che è il “software libero,” attraverso delle suoi strumenti di tecnologia e della relazione umane per lo sviluppo e la manutenzione di questa rete (internet), attraverso il tema proposti, abbiamo avuto la opportunità di vedere la questione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=235&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Questo seminario mi ha proporzionato la opportunità di avere contatto con un tema discusso nel mondo dell&#8217;informatica attualmente, che è il “software libero,” attraverso delle suoi strumenti di tecnologia e della relazione umane per lo sviluppo e la manutenzione di questa rete (internet), attraverso il tema proposti, abbiamo avuto la opportunità di vedere la questione socio-economica e politica legata all’emergere del “software libero” come strumento di trasmissione di informazioni e conoscenza in opposizione al “software proprietario.”<br />
Il risultato di questo tema è molto importante perché grazie a questo fenomeno del “software libero” nazione in via di sviluppo che ha adottato questo sistema sta raccoltando frutti nell&#8217;area dell&#8217;inclusione digitale e nell&#8217;area economica, una volta che il soldi che è risparmiato con l&#8217;acquisto di nuova licenza del “software proprietario” resta in quella nazione ed è anche un grande fattore di generatore di lavoro, perché ce il bisogno di dare supporto di questo sistema in azienda e governi che utilizzano il sistema del “software libero.” In questo modo nazione in via di sviluppo possono essere un passo affronto di quello che non adottano il sistema del “software libero.”<br />
Guardando questo tema per un punto di vista sociologico ho potuto vedere il vero potere che il “software libero” rappresenta nel contesto attuale.<br />
Questo tutto è possibile per avere nella rete (internet) persone che sono conosciuta come “GEEK” queste persone sono affascinati con la tecnologia e anche con l&#8217;elettronica, e loro hanno una grande capacità di comunicazione e di una facilità superiore nel senso di assolvere nuove tecnologie, in particolare l&#8217;informatica. I “GEEK” hanno un tipo di codice oppure una condotta etica tra di loro facendo con che le relazione tra queste gruppi sia coordinata, crea la condivisione dell&#8217;informazione e conseguentemente conoscenza, generando “pubblico ricorsivo,” cioè che contribuisce a rielaborare quello con cui interagisce attraverso le possibilità fornite dal contesto stesso di interazione. Il “pubblico ricorsiva” ricrea la rete a partire dalla rete e suoi strumenti.<br />
Una cosa molto interessante che mantiene questa struttura è citata nel testo di David Berry quando lui parla di “COMMON” cioè conflitto della proprietà, dove viene utilizzato leggi simile le usate nell&#8217;imperio romano: “res nullis”, “res privatae”, “res publicae”, “res universitates”, “res communs”, “res imperium”, “res divini juris”, che ancora oggi sono base della nostra società, regole per lo materiale e non per l&#8217;immateriale. Benkler spiega che la produzione dell&#8217;informazione ce la necessità di un grande grado di libertà, per avere progresso nell&#8217;innovazione e nella capacità di comunicazione umane, non si sente costringere in sua libertà a partire della logica del mercato e dei suoi regolamenti.<br />
La proprietà del codice aperto costruisce un sistema sociale che può essere condiviso e sviluppato attraverso gli utenti, diversamente dal modo in cui viene utilizzato dai produttori di sistemi “software closed source” che è vicino al classico modello di mercato. Weber richiama l&#8217;attenzione sull&#8217;aspetto politico, ci mostra che il “software libero” è un sistema di “governance” il cui l&#8217;obiettivo principale è quello di creare collaborazione tra i diversi gruppi di programmatori, come un “bazar di mercato.”</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/235/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=235&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>&#8220;GEEG&#8221; e &#8220;PUBBLICO RICORSIVA&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 00:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fsrafaello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel capitolo I Christopher M. Kelty spiega ed esplora il tema centrale del “Geek” e “Pubblico Ricorsiva”.
Un “geek” è una persona affascinata dalla tecnologia e dall&#8217;elettronica. Essi hanno l&#8217;obiettivo personale di costruire e mantenere un sistema (Internet). Questo è possibile perché c&#8217;è un codice morale tra loro che consente lo sviluppo sincrono nella rete. Tutto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=234&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel capitolo I Christopher M. Kelty spiega ed esplora il tema centrale del “Geek” e “Pubblico Ricorsiva”.<br />
Un “geek” è una persona affascinata dalla tecnologia e dall&#8217;elettronica. Essi hanno l&#8217;obiettivo personale di costruire e mantenere un sistema (Internet). Questo è possibile perché c&#8217;è un codice morale tra loro che consente lo sviluppo sincrono nella rete. Tutto questo sta accadendo nel sistema (internet). Questi cosiddetti “geek” sono gli utenti che contribuiscono allo sviluppo del software libero. Questo gruppo è dotato di grande capacità per la comunicazione e ha grandi facilità intuitive rispetto all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare l&#8217;informatica.<br />
Questo è interconnesso con il concetto di “pubblico ricorsiva”: cioè l&#8217;idea che l&#8217;atto dei “geek” come pubblico ricorsiva, contribuisce a rielaborare quello con cui interagiscono attraverso le possibilità fornite dal contesto stesso di interazione. Il “pubblico ricorsiva” ricrea la rete a partire dalla rete e dai suoi strumenti.<br />
Il sistema “software libero” è un ottimo modo per la crescita e lo sviluppo del “pubblico ricorsiva” nella rete (internet), per  avere una grande capacità di diffusione e espansione.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/usipratichepolitiche.wordpress.com/234/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=234&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Commento finale</title>
		<link>http://usipratichepolitiche.wordpress.com/2009/12/18/commento-finale-3/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 19:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescoguarracino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il percorso del seminario, attraverso i brani proposti, approfondisce la questione socio-economica e politica legata all&#8217;emergere del software libero come strumento di  trasmissione di informazioni e conoscenza in opposizione al software proprietario. La dicotomia software proprietario/software libero acquisisce molteplici elementi di interpretazione osservando il fenomeno come processo dinamico tra  gli utenti e il software stesso. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=usipratichepolitiche.wordpress.com&blog=3547472&post=225&subd=usipratichepolitiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il percorso del seminario, attraverso i brani proposti, approfondisce la questione socio-economica e politica legata all&#8217;emergere del software libero come strumento di  trasmissione di informazioni e conoscenza in opposizione al software proprietario. La dicotomia software proprietario/software libero acquisisce molteplici elementi di interpretazione osservando il fenomeno come processo dinamico tra  gli utenti e il software stesso. C&#8217;è infatti una doppia relazione buinivoca di cui tener conto: la relazione tra il software e l&#8217;utente. La relazione è doppia poichè dobbiamo considerare sia la realzione che si instaura tra ogni utente e il software sia la realzione che si instaura tra gli utenti stessi, in relazione alla configuarazione della prima relazione. L&#8217;interazione tra software e utente si esplica soprattutto attraverso la fruibilità del software, vale a dire l&#8217;insieme delle condizioni entro cui un utente può agire sul e attraverso il software. Questa relazione consiste in pratica nella concezione di proprietà e quindi delle licenze che vengono utilizzate. Fino a pochi anni fa la struttura della relazione era quella praticamente monopolistica del software priprietario. Il rapporto tra software ed utente era, in questo frame di fruizione, a pagamento e vincolata al lavoro della casa di produzione (praticamente microsoft) per l&#8217;implementazione.</p>
<p>Il software libero invece presuppone un&#8217;opposta concezione di fruiblità in quanto offre agli utenti la possibilità di implementare direttamente il software disponendo del codice sorgente. Lo scenario che si viene a delineare è caratterizzato da uno sviluppo reticolare e interattivo del software stesso. Programmatori, o chiunque ne abbia le competenze, possono lavorare sul software senza limiti spaziali o di appartenenza ad un&#8217;organizzazione.</p>
<p>Contrariamente a quanto si possa pensare, il modello del software libero di circolazione di conoscenza e informazioni è preesistente al modello proprietario. Come spiega Stallman, agli albori di internet i programmatori di software erano in rapporti di collaborazione ed erano soliti scambiarsi i codici sorgenti al fine di mogliorare i software stessi.</p>
<p>Il modello di software proprietario diventa dominante quando si decide di oscurare il codice sorgente impedendo all&#8217;utilizzatore di implemntare il prodotto con cui viene a contatto. Lo stesso Stalmann scrive di aver iniziato a lavorare su un sistema che permettesse il libero passaggio di conoscenza tra programmatori nel momento in cui i codici sorgenti divennero non visibili. Ciò che lo spinse a questa decisione fu sopratutto un obbligo morale legato ai proncipi di condivisione della conoscenza, giustizia, libertà e passione per il suo lavoro di programmazione.</p>
<p>Ragionare sulla dicotomia tra software, mette in luce come il software libero comporta un forte cambiamento nel processo dinamico tra utenti e tra utenti e sofware.</p>
<p>Gli utenti diventano in primo luogo un pubblico ricorsivo, per usare le parole di Kelty. Non sono un insieme di uitlizzatori passivi ma rielaborano il messaggio che ricevono, utilizzando le prorietà del medium. Questa prospettiva li rende qualcosa di diverso da una semplice aggregazione di persone, e avvicina il loro insieme a qualcosa di più simile ad una comunità. Kelty definisce questi attori come geeks, ossia persono che hanno in comune diversi atteggiamenti rigurdanti l&#8217;uso della tecnologia informatica, internet e la conoscenza in genere. Loro stessi si definiscono come una comunità e affermano nei principi di libertà, condivisione, giustizia la base dei loro atteggiamenti.</p>
<p>Questi valori e atteggiamenti hanno creato un nuovo modo di concepire la propietà intellettuale, trasformandola da un mezzo di esclusione ad uno di inclusione. Le conseguenze fondamentali si ossevano ovviamente nel rapporto tra software e utenti. Come emerge dal lavoro di Berry lo sviluppo del FLOSS è legato alla creazione di un ambiente comune dove sia permessa la libera circolazione del bene comune della conoscenza. Ma non solo la conoscenza deve essere aperta a tutti, è neccario che ognuno abbia la possibilità di dar forma a tale conoscenza esprimendo se stesso.</p>
<p>L&#8217;utilizzo di software libero d&#8217;altro canto ha valore anche in relazione alle pratiche di lavoro attorno la produzione di sofware. Il fuoco si sposta verso la cooperazione tra diversi attori, senza confini spaziali o culurali. L&#8217;analisi di Weber, da una prospettiva di economia politica, mette in luce che non siamo di fronte ad un contesto idilliaco di cooperazione e di affermazione di valori. In realtà secondo l&#8217;autore è necessario osservare le pratiche lavorative introdotte da questo nuovo modo di produrre software e le realzioni che questi nuove pratiche allacciano con le comunità in cui si utilizzano.</p>
<p>Tracciando un bilancio delle riflessioni esposte, gli elementi maggiormente importanti che sono emersi riguardano i valori e le concezioni di proprietà intellettuale in interazione con le nuove pratiche di implementazione di software libero. In realtà il medium informatico ha per sua stessa natura maggiori possibiltà di partecipazione da parte degli utenti rispetto agli altri. Le potenzialtà partecipative di internet sono ben note, fin anche a diventare spesso oggetto di retoriche. Il tipo di partecipazione a cui si fa riferimento è spesso di carattere generale e non considera le diverse possibiltà di accesso all&#8217;informazione da parte degli utenti. Il mezzo informatico così come internet non è &#8220;lo specchio della società&#8221;, come spesso si sente affermare ma non è neanche un luogo scevro da tutte le dinamiche socio-poliche e socio-economiche. Se il medium è il messaggio, probabilmente il messaggio è interagire e partecipare, ma questo non implica assolutamente in maniera diretta che il tipo di partecpazione e interazione sia egualitaria e governata da una giustizia superiore. Sarebbe un&#8217;interpretazione fortemente controintutiva e controfattuale. Il modello ideale introdotto però dal software libero contribuisce in parte ad allargare le alternative disponibili, le affordances, rispetto al software proprietario e il suo largo utilizzo in alcune realtà anche amministrative può esserne un esempio.</p>
<p>Un discorso simile si può improntare per l&#8217;effetto del software libero sulle pratiche di lavoro, sicuarmente l&#8217;incidenza su di esse può essere più visibile e immediata, ma nessuna valutazione teoretica ci può guidare in termini di aumento della qualità della cooperazione a livello complessivo.</p>
<p>Sembra invece più plausibile &#8220;l&#8217;allineamento&#8221; dell&#8217;utilizzo del software libero e della teconologia informatica nel processo culturale generale di individualismo e delle sue declinazioni nelle pratiche situate.</p>
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		<title>Commento finale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 19:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucas8686</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La linea interpretativa che traccio per i testi consultati nel corso del seminario distingue i primi due dagli ultimi: C. Kelty e S.Weber si concentrano sulla dimensione sociale del fenomeno del free software, nei termini delle ragioni per cui numerose persone, diverse e distanti, concorrono attraverso il loro contributo a sviluppare complessi software. Secondo Kelty è rilevante l&#8217;aspetto morale, quella che io ho reinterpretato nei termini di una coscienza collettiva durkheimiana, che fa da collante tra queste persone e le spinge a raccogliersi attorno e a difendere l&#8217;infrastruttura mediatica che li mette in comunicazione (internet). Anche S.Weber si concentra sulle motivazioni che spingono le persone ad associarsi e a collaborare, senza ricavarne apparentemente nessun vantaggio, e lo fa dal punto di vista dell&#8217;economia politica interrogandosi sulle ragioni profonde dell&#8217;agire collettivo.</p>
<p>Gli ultimi due autori adottano invece una prospettiva relativista per mettere in luce come il concetto di proprietà sia un costrutto sociale contingente a determinate architetture socali e fasi storiche. In questo modo lo criticano e propongono delle visioni e concezioni alternative, più adatte ai beni immateriali dell&#8217;economia della conoscenza. E&#8217; in questi ultimi testi che ho trovato gli spunti di riflessione più interessanti, legati appunto al tema della proprietà. Penso che il sistema di produzione di massa e il mercato abbiano tentato di irregimentare mercificando anche i beni dell&#8217;economia della conoscenza come informazioni, prodotti culturali vari (film, musica, libri), testi&#8230; ma sempre più col tempo emerge l&#8217;inadeguatezza (anche economica) di questo sistema. La conoscenza oltre a venire ostacolata nella sua diffusione e nel suo sviluppo, subisce un deterioramento: si diffonde una concezione riduttiva di tale bene per cui si cercano di accaparrare i fattori sociali che ne assicurano la produzione, e solo quegli aspetti considerati commercializzabili sono valorizzati e diffusi nel mercato. L&#8217;emergere di pratiche sociali, potenziate dal rivoluzionario mezzo di internet, cerca attualmente di scalfire questo regime per quanto riguarda la produzione e la circolazione di numerosi beni: informazioni, idee, musica, video, software&#8230;</p>
<p>-sarà per questo che sono sempre più numerosi i proclami dei governi (non da ultimo il nostro) e del potere privato, diretti a regolare e restringere la libertà sulla rete? Certo, anche internet ha i suoi lati negativi, ma il suo potenziale di innovazione e libertà è sotto gli occhi di tutti-    -più politico che sociologico, ma penso sia ammesso-</p>
<p>Concludo citando l&#8217;ultima frase di Benkler, che mi pare quadri il cerchio di questo seminario riportandoci al suo titolo: &#8220;E&#8217; necessario modificare il nostro ambiente istituzionale in modo da favorire le nuove pratiche sociali rese possibili dalla rete&#8221;.</p>
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