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domanda di ricerca :“Come è possibile che i prodotti Open Source stiano raggiungendo una così ampia diffusione affermando nuovi standard in un mercato dominato dal software proprietario?”

Il nostro interesse di partenza per l’elaborazione di un mini disegno di ricerca è orientato alla comprensione di come i prodotti Open Source siano rilevanti nelle posizioni di mercato differenziandosi dalla filosofia tipica del software proprietario. Abbiamo deciso prima di affrontare questa tematica di operativizzare i concetti “prodotti open source”, “nuovi standard di mercato” e il concetto di “software proprietario” per comprendere meglio la tematica ed avere una maggiore chiarezza per quanto riguarda gli immaginari sociali ad esse connessi. Abbiamo definito il Software libero/Open Source in contrapposizione al Software proprietario il cui accesso al codice sorgente non è concesso, il fornitore del software mantiene i diritti sul proprio prodotto e vende all’utente una “licenza d’utilizzo”, temporanea o illimitata, che consente l’uso del prodotto, ma non implica in nessun modo che l’utente acquisisca la proprietà del software. Si noti che il mondo dell’open source non coincide con la GPL. Esistono infatti modelli di licenza alternativi (es. la BSD) che prevedono in forme differenti l’apertura del codice sorgente. Nel caso del software proprietario il codice sorgente non è disponibile liberamente e solo raramente viene concesso a pochissimi partner della software-house. L’avvento dell’Open Source che, come più volte sottolineato non prevede in assoluto la gratuità del software, sta ovviamente mettendo in discussione tutto il modello economico fin qui adottato dall’industria del software; di conseguenza si cercherà di capire come il Software libero possa essere una valida alternativa a quello proprietario considerando aspetti di convenienza tecnica/economica ma soprattutto sociale. Per molti anni il modello del Software Libero Open Source ha avuto diffusione soprattutto nel mondo degli sviluppatori e nel settore educational (università, enti di ricerca). È più recente l’affermarsi di soluzioni Open Source anche presso utenti meno esperti di tecnologia, grazie alla nascita e alla diffusione dei distributori di Software libero/Open Source. A oggi è comunque difficile stimarne con precisione la sua diffusione: se infatti i produttori di software proprietario possono conteggiare il numero di licenze vendute (e, talvolta, stimare il numero di copie illegali in circolazione), nessuno può valutare il numero di installazioni di Software libero/Open Source, non essendoci tracce di acquisto. Ci siamo quindi attivate per un’analisi della letteratura e una panoramica storica del fenomeno Open source mettendo in risalto filosofia e valori di cui è portatrice. Abbiamo poi affrontato la questione della tutela legale del software, prendendo in esame i principali strumenti (es. brevetti) utilizzati in questo ambito. Abbiamo confrontato la visione classica (che vede nell’elevato livello di protezione intellettuale la precondizione fondamentale per stimolare l’innovazione) con la visione dei fautori Open Source (che sottolineano il ruolo fondamentale delle conoscenza pubblica nella produzione di nuove invenzioni). Nella nostra analisi prediligiamo un approccio orientato alla metodologia di stampo qualitativo. Quindi la domanda finale di ricerca si potrà definire così:

“Come è possibile che i prodotti Open Source stiano raggiungendo una così ampia diffusione, affermando nuovi standard in un mercato dominato dal software proprietario?”

Al fine di rispondere alla domanda di ricerca, le letture del seminario a cui abbiamo fatto maggiormente riferimento sono il testo Copy,Rip,and Burn di D. Berry che ci  ha permesso di contestualizzare il concetto di proprietà nelle varie epoche storiche. L’autore introduce una genealogia dei diritti di proprietà al fine di sottolineare la natura contingente del loro sviluppo e per puntare l’attenzione al fatto che le epoche passate hanno una nozione più ampia di proprietà differente alla moderna focalizzazione “binaria” in riferimento alla proprietà privata e pubblica. Attingendo da differenti lavori l’autore delinea una topologia per giungere ad una migliore comprensione del concetto di “common” attraverso le classificazioni delle “res” del diritto romano. Ciò permette di contestualizzare il software libero/open source che può essere considerato più come una “res universitatis” che come una “res pubblica”. Nel software libero/open source inoltre bisogna sottolineare come manchi il contesto della territorialità. Si tratta di una comunità che si è data una “costituzione”, un gruppo di persone che si è costituito per prendersi cura dell’infrastruttura stessa su cui si basa. A questo proposito utile è la riflessione di Kelty che nel libro Two Bits introduce caratteri e pratiche derivanti dallo sviluppo e diffusione del software libero. L’autore introduce il concetto di “pubblico ricorsivo”, un pubblico organizzato attorno all’abilità di costruire, modificare e mantenere l’infrastruttura stessa a cui dà vita. Un pubblico che è orientato a prendersi cura delle proprie condizioni di esistenza quotidianamente. E’ necessario sottolineare che per Kelty il “pubblico ricorsivo” è tale nel momento in cui forma un potere collettivo indipendente dalle altre forme di potere. Il software non si esaurisce in un insieme di pratiche orientato alla collaborazione e distribuzione di informazioni ma sottolinea come attraverso queste esperienze è possibile un “riorientamento conoscitivo e politico” in grado di intrecciare differenti fattori. Per questo quando parla di “pubblico ricorsivo” l’autore vuole riferirsi a quell’insieme di persone che condividendo lo stesso linguaggio(sia scientifico che colloquiale) riesce non solo ad esprimere determinate visioni in merito ad una problematica, ma è capace di dare un contributo significativo in grado quindi di apportare modifiche concrete al codice o alla tecnologia. Quest’ultima si sviluppa attraverso le pratiche dei suoi stessi partecipanti favorendo la diffusione di un nuovo modello. E’ emblematico sottolineare come questi individui (definiti dall’autore Geeks) non devono necessariamente condividere gli stessi interessi e occupazioni ma grazie alle relazioni che riescono ad instaurare sono in grado di modificare la percezione delle tecnologie, di Internet, del potere. Tutto ciò porta a considerare il Software libero come un sistema tecnico sperimentale collettivo sempre soggetto a continui miglioramenti (“perennemente in beta”). In conclusione il capitolo “The Success of Open Source” di S. Weber permette di focalizzare ulteriormente l’attenzione sul concetto di proprietà del software e di spiegare come i prodotti open source stiano raggiungendo una sempre maggiore diffusione. Weber scrive che “la proprietà nell’open source si configura fondamentalmente attorno al diritto di distribuire e non di escludere”. Nelle GPL dei programmi open source tutti hanno l’autorizzazione ad utilizzare, modificare o rivedere il codice sorgente di qualsiasi programma open source se il programmatore rende il nuovo programma a disposizione della comunità sotto la stessa licenza. Il codice può essere quindi studiato da qualsiasi individuo al fine di essere ottimizzato. Il sistema è trasparente in quanto molte persone lavorano a nuove soluzioni e i cambiamenti possono essere effettuati in modo più rapido ed efficace e le nuove caratteristiche possono essere immediatamente testate, integrate e infine condivise. Si tratta di una filosofia innovativa basata sul concetto di Copyleft che si contrappone in modo netto a quello di Copyright. Weber cerca di spiegare quali sono i motivi che spingono alcuni programmatori a contribuire con la propria conoscenza allo sviluppo di sistemi software sofisticati senza ricevere alcun compenso di carattere monetario.  E. Raymond analizza a questo proposito il coordinamento nella produzione di software in 2 ottiche differenti: la prima utilizzata dai produttori di software proprietari (modello a cattedrale) che non rilasciano il codice sorgente e una revisione del programma può richiedere anni, la seconda utilizzata dai produttori di software liberi (modello a Bazaar) che consente a ogni utente di modificare il programma se lo desidera: ciò permette un rapporto paritario tra utilizzatori e programmatori che ben si adatta alla filosofia del software libero. Lo sviluppo è infatti decentralizzato e non sussiste una rigida suddivisione dei compiti e questo permette di ottenere risultati più efficaci e soddisfacenti sotto la totalità dei punti di vista. Linux e Apache sono solo 2 principali esempi di programmi open source che sono stati creati da molti sviluppatori attraverso modalità non strutturate grazie al potere cooperativo dei membri di tutto il mondo. Questi sono solo alcuni dei principali argomenti che fanno la fortuna dell’Open Source che può essere definito come un esperimento di portata rivoluzionaria non solo in campo economico ma soprattutto in campo socio-culturale.

D.F. C.G.

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